Ne(r)oesistenzialismi

Un vademecum di stile per i Mind Builder. Tutti pensiero e lettura, i nuovi esistenzialisti vestono Demeulemeester, arredano casa con pezzi fi rmati Maarten Baas e ipotizzano a soluzioni hype anche per l’Aldilà. La parola chiave per loro è personalità.

[a cura di Francesca Duranti]
articolo tratto da .wit#14. Hypotenusa Issue

Maarten Baas, Smoke Charles Mackintosh

Maarten Baas, Smoke Charles Mackintosh

Abbandonati l’estetismo decadente e nichilista alla Juliette Gréco, la malinconia di fondo e la ribellione alle convenzioni sociali, i nuovi Mind Builder costituiscono una generazione fortemente attratta dalla possibilità di contribuire a nuovi percorsi di sviluppo nell’arte, nella scienza, nella filosofia e in altre aree del Sapere.
Sono spontanei, creativi, aperti al cambiamento, legati ad un allenamento costante, se non addirittura a una sfida, che passa attraverso il proprio talento. Sorpassato quindi lo stile della Parigi “fumosa” del Dopoguerra, oggi alcuni designer e stilisti hanno tracciato il profilo di un nuovo individuo estremamente libero, intellettuale, amante del viaggio e forse ancora del nero assoluto. Maarten Baas, ad esempio, geniale progettista olandese, ha uno studio nei pressi di Eindhoven, dove ha posteggiato due camper: uno usato come centro operativo, l’altro come casa. Maarten, trentenne uscito nel 2002 dalla Design Accademy di Eindhoven, ha già al suo attivo numerosi successi: i suoi arredi Smoke, mobili letteralmente bruciati con un getto di fiamme e rifiniti con una vernice epossidica trasparente, sono entrati non solo a far parte del marchio Moooi, ma anche delle collezioni private dei più grandi designer.
La straordinaria esposizione del 2004 a New York, presso la galleria di Murray Moss, dove Baas brucia con una torcia venticinque prodotti cult del design d’autore, lo consacra tra i nomi più hot del panorama internazionale. Tutti i suoi pezzi nascono da ispirazioni istintive: sono unici, fatti a mano, estranei al processo produttivo seriale e mettono in discussione i parametri del design classico, inteso come purezza, nitidezza e simmetria delle linee. Il suo lavoro e le sue opere hanno creativamente corrotto, ribaltando qualunque convenzione, il concetto di bellezza immutabile nel tempo; Maarten ha letteralmente bruciato, come in un gesto liberatorio, l’essenza del design e delle sue icone: dalla Red&Blue Chair di Rietveld, alla libreria Carlton di Ettore Sottsass, passando per la sedia a schienale alto di Charles Rennie Mackintosh e per la Favela Chair di Fernando e Humberto Campana. I pezzi che ne derivano sono degli ibridi che stanno a metà tra oggetto industriale e opera d’arte, creazioni ideali per lo stile di vita del Mind Builder. Più introversa concettualmente, ed esistenzialista nell’anima, è Ka-Lai Chan, giovanissima progettista, anch’essa olandese, che presenta attraverso una poltrona, Selfportrait, un progetto che parla di emozioni che così descrive: “Sono sempre stata una persona molto riservata, incapace di mostrare i propri reali stati d’animo. Lentamente questo disagio interiore è cresciuto diventando sempre più grande, un magma che stava per esplodere nella disperata ricerca di mostrare me stessa. Selfportrait, è il mio autoritratto, la pelle nera della poltrona non è altro che l’armatura che mi ero creata, e ciò che ne fuoriesce non altro che è la mia autentica personalità”.
Rock e dark è invece lo stile della belga Natalia Brilli, designer di accessori che lavora anche per Oliver Theyskens (ndr. il direttore artistico della maison Nina Ricci). Ispirazione vittoriana,  twist surreale e black leather: è così che la Brilli si impossessa di oggetti d’uso comune e li riveste di un cattivissimo strato di pelle nera; dal laptop allo skateboard i suoi oggetti sono spigolosi, macabri, gotici e talvolta sconfinano nel fetish-chic.

Ka-Lai Chan, Selfportrait

Ka-Lai Chan, Selfportrait

Per chiudere il disegno di questo nuovo stile, tra il nero introspettivo e la ricerca  della personalità, non possiamo che citare colei che meglio incarna, nell’universo fashion, questo stato mentale: Ann Demeulemeester. Celebre per il suo minimalismo androgino che inietta elementi della moda maschile nel guardaroba femminile, la stilista di Anversa ha proposto, per l’autunno/inverno in corso, una collezione severa, adornata solo di piume nere dai riflessi vinilici, motivo ricorrente negli scenografici head-pieces, il cui carattere gotico si fonde con l’essenzialità dei tagli.
Aldilà degli stili di vita, qualche luttuoso (e lussuoso) imput sugli stili di morte. Il massimo in ambito di burial-design? La lapide firmata dagli ungheresi Ivanka. Si chiama Seeyou questo oggetto di sepoltura che funge da medium e coinvolge la Natura, creando con essa un’interessante interazione: la sua immagine cambia infatti a seconda del tempo e delle stagioni. L’elemento acquatico che compone questa tomba riflette infatti il mondo attorno ad essa, intessendo mobili corrispondenze e richiami tra la vita e la morte.

.link

www.maartenbaas.com
www.moooi.com
www.kalaichan.nl
www.nataliabrilli.fr
www.anndemeulemeester.be
www.ivanka.hu

One Response to “Ne(r)oesistenzialismi”

  1. Cat Leccia says:

    beautiful :) i love baas’s works, he’s so inspiring :D like my favorite brand of furniture! Boca do Lobo :D

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