Elise Gettliffe

Le sue liquide pulsioni si muovono su tessuti sperimentali di creazione artigianale. Dopo aver vinto per due anni consecutivi il premio creatività e il premio i-D al contest ITS di Trieste, Elise Gettliffe dipinge grafiche, liquefando e fondendo il bidimensionale con il tridimensionale. In occasione della sua performance al Ra, nuovo spazio d’arte e moda di Anversa, .wit magazine scopre le fusioni della nuova designer francese.


[a cura di Marco Pecorari]
articolo tratto da .wit#14. Hypotenusa Issue


Elise Gettliffe

Come inizia la storia di Elise Gettliffe?
Mia madre è un’insegnante d’arte e mio padre era un ballerino e per il suo lavoro ci trasferivamo molto spesso. Troppo, a volte. Stoccolma, Berlino, Basilea: all’età di sette anni ero già una globetrotter…

Quando vi siete fermati?
Quando avevo sette anni ci siamo trasferiti in una cittadina della Francia, al confine con la Svizzera. Non c’era molto da fare. È lì che ho iniziato gli studi. Prima economia e poi arte.

È così che ti sei avvicinata alla moda?
Mi è sempre piaciuto creare atmosfere fantastiche. Però rimaneva più nella mia mente, perché non amavo disegnare. La dimensione artistica mi permetteva di mantenere libera la mia immaginazione. La moda è arrivata dopo. Dopo un Art Foundation Course, mi sono trasferita a Parigi, dove ho preso un BA preso la Scuola di Moda Duperré. Però non ero assolutamente soddisfatta ed ecco che sono venuta ad Anversa.

Che cosa significa fare moda ad Anversa?
Significa lavorare su stessi. Storicamente è una moda avanguardista che ultimamente si sta trasformando in una tautologica generazione di moda sperimentale. Io e miei coetanei siamo stati educati tutti nella stessa maniera delle generazioni precedenti, dagli stessi professori. Questo genera fattori positivi e negativi. Se da una parte si raggiunge un livello altissimo di competenze tecniche, dall’altra si è alimentati con lo stesso cibo che ha alimentato altri. E questo non necessariamente permette innovazione.

Elise Gettliffe

In che senso?
Si lavora più o meno sugli stessi concetti. Questo però favorisce un processo di introspezione molto complesso. Si lavora su stessi per costruire una forte idea di moda che non deve provenire da nessun altro luogo se non il tuo. È sicuramente un aspetto positivo, ma ciò può anche creare dei problemi nei designer.

Che genere di problemi?
Faccio un esempio: questa estate ho lavorato per Christian Wijnants. È stata un’esperienza interessante, ma anche molto provante. Ormai ho una mia idea talmente forte di cosa è moda che diventa difficile sposarne altre.

E qual è la tua idea di moda?
La moda per me non è intellettuale. È Istinto. Grafica e Tridimensionalità. Tessuto e Filamento. È un processo imprescindibile che non mi permette di dividerne i passaggi. Io lavoro sulle proporzioni e sulle grafiche. La terza dimensione si nutre dalla seconda e viceversa.

Sembra evidente dalla tua ultima collezione…
Co2 rappresenta esattamente la mia attitudine. Non riesco a sezionare l’abito o il book dei disegni.

Come è nata Co2?
Come sempre. Ho fatto ricerca in estate e dopo poco mi sono ritrovata a lavorare su questa idea di scioglimento dei tessuti e del colore nero. Lo dipingevo continuamente. Tutto si liquefaceva prendendo diverse forme. Nere colate di filamenti formativi. Così mi sono ritrovata in un surrealismo moderno capace di alimentarsi delle liquidità intense del colore nero.

E che uomo rappresenta questa invasione di nero?
Nessun ‘uomo’ in particolare. La mia idea di moda non si lega alla raffigurazione di una ‘donna’ o di un ‘uomo’ ideali. L’uomo in questo caso funge da enzima che permuta le dimensioni del nero, di un tessuto liquido che invade. Un’invasione nera.

Tu crei i tuoi tessuti da sola. Come e dove lo fai?
Io creo il design e poi lavoro sul filato in collaborazione con il Laboratorio di Sperimentazione del Museo tessile di Tilburg, in Olanda. È un’esperienza sensazionale che si sviluppa nell’arco di due processi: prima il design e poi un metodo di lavorazione che io chiamo scherzosamente jumping knitting.

In cosa consiste?
Una macchina particolare permette di creare diverse combinazioni di filato, essendo dotata di molti aghi posizionati su diverse altezze della macchina. Attraverso un controllo manuale è possibile saltare delle combinazioni, dando così vita a interessanti volumi e a multipli strati, proprio come si vede in Co2.

È grazie a questo che hai vinto il premio i-D al Contest ITS di Trieste?Elise Gettliffe
La creatività e l’originalità della creazione tessile hanno sicuramente aiutato, ma credo che una mano l’abbia data anche la vittoria dell’anno precedente per la collezione BANG BOUM VLAN PAF HIIIIIIII!. Un’esplosione di cornici fiabesche che creavano una fanta-scentifica monarchia. Un ottimo biglietto da visita. Ecco, magari questa volta è stato più facile, grazie al fatto che mi conoscevano già…

Quella collezione ha avuto un gran successo. Era anche l’icona dello show di Anversa e del Magazine “Show Off”. Come si vive questa attenzione?
Fa piacere partecipare e soprattutto vincere un contest importante come quello di Trieste. L’atmosfera che si respira in quei 4 o 5 giorni di preparazione è molto stimolante. Il trionfo a ITS ha inoltre rappresentato un supporto economico importante che mi ha permesso di creare la mia collezione successiva, Co2.

E magari qualcun’altra futura…
Si, il mio scopo è continuare con una mia label personale. Una nuova collezione mi verrà parzialmente finanziata tramite Ra, il nuovo spazio di arte e moda creato ad Anversa da due miei amici dell’Accademia. In Aprile dovrò inoltre curare una mostra fotografica per i-D. Poi, se riesco, mi prendo una vacanza.

.dove
Ra
Kloosterstraat 13
2000 Antwerp
Belgium
www.ra13.be

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