La green vague della moda parte da Sud. Brasile, Messico, Cile, Colombia, Perù: è dall’America Latina che un’onda di stilisti e designer eco-friendly parla al fashion system di collezioni assolutamente eco, assolutamente chic.
[a cura di Giulia Carcani]
articolo tratto da .wit#13. Ramadan Issue
L’eco-pensiero è la nuova cifra della moda sudamericana. Da Santiago a Lima, da Bogotà a Sao Paulo, una green vague si è diffusa tra atelier e laboratori contagiando stilisti e designer. Oggi i creativi della moda latinoamericana sono portabandiera di una rinnovata sensibilità ambientale: attraverso le loro creazioni comunicano un’attitudine eco-friendly che, dalle passerelle delle più importanti fashion week, si riversa nelle strade.
Tra tutti, la nuova generazione di stilisti è la più attiva: sono cresciuti nel continente verde, quello con la più vasta foresta pluviale del pianeta, la più lunga catena montuosa, il più grande fiume in termini di portata d’acqua e il più alto numero di specie animali e vegetali già estinte altrove. Ora ascoltano l’affanno di una terra in apnea. E rispondono con la loro lingua, la moda. I loro abiti simboleggiano un cambiamento possibile: l’haute-couture abbraccia l’ecologia e non perde l’aura. È una conversione di massa che coinvolge i grandi nomi della couture sudamericana, un movimento internazionale capace di conquistare un pubblico mai così numeroso. Perché la vitalità tipica della moda latinoamericana non è annullata dalle colorazioni naturali dei tessuti e i materiali bio non impediscono la ricerca di nuovi equilibri e di inedite architetture sartoriali.
La salvaguardia del pianeta attraverso un lifestyle eco-friendly è l’urgenza che ha spinto Oskar Metsavhat, medico quarantenne brasiliano, a creare Osklen, il marchio più hip di Rio de Janeiro, con oltre 40 milioni di dollari di fatturato l’anno e negozi in ogni continente. Il suo percorso verde inizia nel giugno del 2002, quando Metsavhat progetta e-brigade, movimento con il quale punta a diffondere tra i giovani uno stile di vita al contempo cool e rispettoso dell’ambiente. Poi è stata la volta di e-institute, nato grazie alla collaborazione con Unesco per promuovere lo sviluppo sostenibile, e infine di e-fabrics, marchio di materiali eco-compatibili come cuoio vegetale, tessuti derivati dalla plastica riciclata e lattice dell’Amazzonia. La moda Osklen, sulle passerelle della Sao Paulo Fashion Week dal 2003, promuove uno stile casual-chic 100% ecologico. Linee destrutturate e morbide per giacche e pantaloni, drappeggi iperfemminili e sovrapposizioni di linee, abiti oversize nei toni del grigio caldo e del nero sono i cardini della collezione A/I 09-10. Il tutto, ça va sans dire, in lana organica artigianale, pelle vegetale e resina. L’approccio eco alla moda contraddistingue anche il brand carioca Maria Bonita, insignito nel 2008 del Premio Moda Brasil per il miglior défilé dell’anno. I tessuti sono rigorosamente naturali e biologici, lino e cotone su tutti, lavorati per creare capi ibridi (vestiti-bermuda, camicie-grembiuli), forme nelle forme in un gioco tutto fashion. I capi Maria Bonita del prossimo A/I sono animati da geometrie di maxipixel, cerchi deformati e righe discontinue, mentre la giustapposizione dei colori (nuance dei neutri su una base uniforme di nero) dà vita a effetti pluridimensionali.
Creatività, impegno sociale ed ecologico sono i must di Carmen Rion, stilista messicana attiva dal 1999. “Evito gli sprechi e per questo non taglio i tessuti (fibre naturali che acquista da cooperative di donne indigene del Chiapas e di Veracruz ndr)”, al contrario Carmen Rion costruisce abiti attraverso un funambolico impianto di pieghe e drappeggi. E se scarto deve essere, via al recupero: ispirazioni circensi guidano la mano della designer in un puzzle di scampoli per dare vita a creazioni colorate, originali e divertenti. Scanzonato è anche il nome della collezione A/I 09-10, “Primavera/Estate tutto l’anno”: in un gioco di forme instabili gli abiti – in garza seta e lino sovrapposti – mutano seguendo il movimento del corpo che li abita. Il tutto arricchito da prepotenti incursioni di raggi di colore per ricordare che l’estate è uno stato mentale. Una base di seta riciclata e alpaca naturale tessuta tradizionalmente caratterizza ogni collezione di Valeska Ravlic, cilena nonostante il nome. La sua è una visione che insegue dal 2000: combinare la tradizione tessile andina e le tendenze più hip della moda. Il risultato? Abiti dalle linee moderne e dal fascino antico, capi che conquistano un pubblico sofisticato sussurrando storie di comunità indigene che perpetuano e proteggono dall’oblio tradizioni secolari di artigianato. “I vestiti sono forti simboli identitari, scegliere i miei abiti significa farsi portatore consapevole di un messaggio di difesa delle tradizioni, delle culture e dell’ambiente” ci ha spiegato Valeska.
Anche la designer colombiana Silvia Tcherassi confida nel potenziale comunicativo della moda e diffonde il suo eco-pensiero attraverso abiti green sia nella composizione che nell’immagine evocata. “La natura è da sempre la mia principale fonte di ispirazione nonché una componente chiave di ogni processo creativo”. Non a caso, per il suo debutto alla Milano Fashion Week nel 2003 Tcherassi ha presentato la collezione In the woods: le modelle, vestite 100% eco, hanno sfilato su una passerella che richiamava la trama della corteccia degli alberi. Un anno dopo, la stilista colombiana ha calcato per la prima volta le passerelle della Paris Fashion Week con la collezione Mosaiques: un défilé di abiti che ricordavano, nei tessuti come nelle forme, l’arte frattale di piante foglie e fiori. Anche per il
prossimo inverno Silvia Tcherassi non smentisce la sua ispirazione eco: bando alle fibre sintetiche, tutti i capi sono realizzati con tessuti naturali e impreziositi da dettagli ipercolorati, fiori e farfalle stilizzati, realizzati con materiali di scarto delle collezioni precedenti.
Il brand paraguayano Ao Ava ha sposato da tempo la filosofia del “Km 0″: ridurre il numero di chilometri necessari per il trasporto dei materiali consente una drastica diminuzione dell’inquinamento ambientale. Anche l’ultima collezione è interamente realizzata con fibre naturali provenienti esclusivamente dal Paraguay: lana e cotone organici certificati GOTS (Global Textile Organic Standards) coltivati e lavorati all’interno dei confini nazionali da comunità indigene che, così, mantengono in vita una forma di artigianato iniziata dagli Indios secoli fa. Infine il Perù, con Jenny Duarte: stilista prossima alla consacrazione internazionale dell’Ethical Fashion Show di Parigi, in programma dal 9 al 12 ottobre. A sfilare saranno abiti eterei e impalpabili in baby alpaca e lana di lama arricchiti da dettagli realizzati a mano. Capi unici, qualità top, produzione ecosostenibile. Very slow fashion.
.link
www.osklen.com
www.mariabonita.com
www.carmenrion.com.mx
www.valeskaravlic.com
www.silviatcherassi.com
www.aoava.com
www.jennyduarteperu.com
.dove
Osklen
Milano, Via di Porta Ticinese 24
Roma, Via del Babbuino 52
Maria Bonita
Rio de Janeiro, Rua Vinicius de
Moraes 149, Ipanema
Sao Paulo, Rua Oscar Freire 702
Carmen Rion
Città del Messico, Michoacàn
No. 30-A local 3
Silvia Tcherassi
Bogotà, Carrera 12 No. 84-17
Miami, 4101 Ponce de Leon
Boulevard, Coral Gables