Lesioni e Illusioni di Moda @ Zonemoda

È ormai l’ottavo anno, fin dall’esordio di questa manifestazione, che l’università partecipa a Mod’Art, la sfilata organizzata dalla Confartigianato di Rimini come anteprima della Notte Rosa. Quest’anno la partecipazione si distingue con un progetto più in linea con il percorso di studio di noi studenti dei Corsi di laurea in moda dell’Università di Bologna-Polo di Rimini: un lavoro di styling. 10 le aziende che partecipano e che rendono disponibili alcuni capi delle collezioni passate per portare avanti il nostro progetto.

Decidiamo fin dall’inizio di imporci delle regole:
1) non restare fedeli alle comunicazioni delle aziende coinvolte
2) trasformare e sporcare ogni cosa a nostra disposizione
3) contaminare il tutto con la nostra impronta
4) stylizzare non tramite una semplice operazione di accostamento di capi, ma per mezzo di una metamorfosi tridimensionale dei nostri concetti.

1° giorno
9 studenti, 3 coordinatori, 3 video/pics/music maker: tutti i presupposti per fare un buon lavoro.
Il briefing iniziale parla un linguaggio in bilico tra la moda e l’architettura: di operazioni comuni ai due ambiti come iterare, allungare, ingrandire, ridurre, tagliare, piegare, coprire, sovrapporre, muovere, decostruire, rimodellare. Operazioni da fare sugli abiti o su chi li indossa? Ancora tutto in divenire, andiamo a casa pieni di stimoli, ma anche un po’ confusi. La prossima volta tocca a noi esporre le nostre idee.

2° giorno
Seduti tutti intorno allo stesso tavolo, sintonizzati su una modalità “workshop”, un po’ titubanti proponiamo le nostre idee che vengono accolte, rovesciate, rilette e utilizzate per formare qualcosa che ancora non sappiamo. A tutto questo si aggiunge il fatto che non abbiamo ancora idea di quali saranno i capi che avremo fra le mani: ci risulta complicato ragionare in astratto.

3° giorno
Le dieci aziende aderenti al progetto sono dislocate tra Rimini e dintorni: senza un mezzo e a piccoli gruppi ci dirigiamo per selezionare i capi. Essendo piccole realtà, il più delle volte ci troviamo a parlare direttamente con i titolari che ci contagiano con la loro energia e con la loro passione. La svolta è rappresentata dal ritrovamento di un vestito bianco tipo camice da infermiera. Da questo punto in poi gli interventi sugli abiti diventano vere e proprie operazioni da clinica: dal binomio moda/architettura passiamo a quello moda/chirurgia.

4° giorno
A partire dal nurse dress, il flusso dei nostri pensieri ci porta nelle cliniche private del servizio di Steven Meisel, Supermods enter rehab, pubblicato su Vogue Italia nel luglio del 2007, agli scenari di serie televisive come Twin Peaks e Nip and Tuck e ci suggerisce un immaginario in equilibrio instabile tra l’ospedale psichiatrico e l’universo fetish. La ricerca iconografica ci aiuta moltissimo a gettare un ponte tra il mondo delle nostre rappresentazioni mentali e una realtà povera di mezzi.

5° giorno
Bombardati da stimolazioni visive cominciamo a costruire il set fotografico e a fissare attraverso gli scatti le nostre idee. I coordinatori si mischiano a noi, i fotografi pure, tutti sullo stesso piano, tutti accomunati dalla medesima curiosità: cosa verrà fuori? Lentamente, attraverso prove ed errori, i nostri scatti si epurano di ogni dettaglio inutile e diventano sintesi immediatamente percepibile dei nostri concetti. A fine giornata siamo esausti ma soddisfatti.

6° giorno
È giunto il momento di mettere ogni cosa al suo posto: ricostruire il filo conduttore che ci ha portato fino a qui, selezionare le immagini significative del nostro progetto, tirare le somme del processo. Gli outfit da far indossare alle modelle, pallide evocazioni dei nostri concetti, sono pronti.
Il montaggio del video, che accompagnerà le modelle nelle loro uscite, ci pone alcuni problemi relativi all’utilizzo di immagini statiche. La loro animazione, coordinata con la traccia audio realizzata appositamente per l’occasione, scandisce il ritmo del video rendendolo leggibile e piacevole.

7° giorno
Presi dall’entusiasmo abbiamo prodotto 1 video, 1 traccia audio, 10 outfit, 10 cartoline invito e, non ultima, un’installazione nella piazza in cui si sarebbe svolta la sfilata. Volevamo lasciare traccia di tutto il percorso fatto: delle prove, e degli errori. Abbiamo stampato in bianco e nero le immagini che documentavano il nostro lavoro e con quelle e un po’ di nastro adesivo abbiamo impacchettato le panchine. La più grande soddisfazione è stata vedere quelle panchine usate e vissute proprio come il nostro progetto. Duro lavoro, dedizione, passione e tanto divertimento.

Progetto a cura degli studenti del II anno del Corso di Laurea in Culture e Tecniche della Moda
Francesca Buonafede, Angela De Nicolo, Christin Haschke, Valeria Moruzzi, Anna Scotese, Simone Selvaggi, Lena Voutta, Cristina Zaffi, Valentina Zanuccoli
Coordinamento Francesca Iaconisi, Claudio Marenco Mores, Silvia Melatti
Video, grafica e musica collettivo Mòstudio (Luca Contieri, Girolamo Lanzafame, Antonio Pagano)

Bologna – Facoltà di Lettere e Filosofia
Zonemoda – Corso di Laurea in culture e tecniche della moda (Rimini)
http://www.moda.unibo.it

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