Jeremy Scott per adidas

.wit incontra il designer americano Jeremy Scott che, alla sua seconda collezione per adidas Originals by Originals, ci spiega come mai in questo “post post post modern world” le capsule collection siano tanto comuni. Sono la risposta a bisogni sempre più specifici, l’esemplificazione di come il mondo attuale tenda a ricalcare con la maggior precisione possibile i desideri del consumatore. Con la sua, di proposta, lo stilista prova a creare un punto di incontro originale tra due mondi – quello sportivo e quello glam – ispirandosi all’Africa e a un sound HipHop…

[a cura di Marzia Fossati]
articolo tratto da .wit#12. Roman Sunset Issue

Jeremy Scott per adidas“Una delle cento personalità più influenti del fashion system”. E se non bastasse l’autenticazione conferitagli dalla storica “80s Fashion Bible”, l’ormai estinto (e per questo ancor più autorevole) The Face, potremmo fare appello a un branco di barboncini rosa lanciati in missione in uno Spazio a tinte pop per la collezione Happy Daze. Oppure potremmo cercarne le prove in un fluttuante mondo di junk food antropomorfizzato, ritrovandoci avvolti in drappeggi di patatine fritte, strizzati in minigonne-hamburger e in corsetti di panna montata, con calorici bangles a forma di donuts ai polsi. Quello che troveremmo è Fantasia. Perché Jeremy Scott è l’Icaro della moda e sa volare. Con semplicità: gli basta disegnare ali ai lati di un paio di sneakers per librarsi in aria, così come gli è sufficiente immaginare l’Africa per esserci già. Quel continente nero che ha evocato per il prossimo autunno/inverno con la collezione Originals by Originals – tra safari e black music – e che si è concretizzato tanto nel Giraffe Pullover Dress quanto nel Safari Jacket, in nylon leggero, con stampe che rimandano ad una savana in versione cartoon.

Come ti rapporti al concetto di “Originale”?
Diciamo che si tratta di qualcosa di mutevole, di un concetto che varia, che dipende sempre dal progetto a cui sto
lavorando.

In cosa è originale la linea che hai creato per adidas?
Senz’altro nel twist glamour che ho dato a capi prettamente sportivi, aggiungendo dettagli e idee tratti dall’evening-wear, ma anche pensando a tagli avant-garde per i tessuti tradizionali dello sportswear; il tutto cercando ovviamente di ricavare il meglio da entrambi i mondi che ho voluto far dialogare.

Com’è avvenuto l’incontro con adidas?
È da diversi anni che collaboro con il brand per progetti più piccoli, dalla rivisitazione della forum (ndr. un classico modello di scarpe di ispirazione a basket della label) con la stampa dollaro – la money jacquard – alla tuta e alle scarpe del progetto Adicolor Keith Haring, passando attraverso tutta una serie di collaborazioni minori e non commercializzate.

E poi è stata la volta di adidas Originals…
Sì, questa è la seconda collezione Originals by Originals che firmo e posso definire questo progetto come la naturale estensione della relazione di affetto e stima che intercorre ormai da tempo tra me e il marchio adidas.

Com’è il mondo di adidas Originals?

Eccitante.

Perché?
Per il mix di tradizione, sport e cultura pop che porta con sé. Per il modo in cui il brand ha saputo radicarsi sempre più nel mondo musicale e nel guardaroba delle star.

Come passi da questo mondo a quello della tua collezione di prêt à porter?
Con semplicità. Amo disegnare e non ci sono suddivisioni così nette nella mia testa. Il design è per me, sempre e comunque, un momento di creatività e di divertimento che scaturisce da un nucleo d’amore.

Qualche link tra l’uno e l’altro mondo?
Jeremy Scott per adidas
Direi nessun particolare punto di contatto, se non l’amore per la creatività stessa come comune denominatore. Per la mia ultima sfilata di prêt à porter ad esempio, mi sono ispirato alle figure di Minnie e Topolino, nulla che abbia quindi veramente a che fare con le mie proposte adidas, anche se per lo show avevo creato delle Mickey Mouse High Tops (ndr. delle scarpe da tennis alte fino alla caviglia) che credo produrremo anche per adidas.

Cosa ne pensi di tutto questo gran proliferare di capsule collection?

Credo che più scelte si abbiano a disposizione, meglio sia. Penso che la tendenza a soddisfare quanti più gusti specifici possibili sia una naturale inclinazione del mondo in cui viviamo.

Com’è nata la tua ultima ObyO collection?
Ho pensato all’Africa e all’Hip Hop dei primi Anni Novanta. Quello che amava la sinergia tra lo stile africano tradizionale ed un mood più contemporaneo, urbano.

Perché proprio l’Africa?

È un luogo che mi ha sempre fatto sognare. Da tempo aspettavo l’occasione di creare una collezione ispirata a questa terra.

Un’altra vittima del Mal d’Africa…
Non direi. In realtà non ci sono mai stato in Africa. Il tutto è semplicemente frutto della mia immaginazione.

Oltre ad un’Africa ipotetica, la presenza tangibile, reale, della musica.

Sì, la amo: è per me fonte inesauribile di ispirazione.

Qualche preferenza da dichiarare?
Prediligo il pop, ma ascolto di tutto. Seguo e adoro l’Hip Hop fin dalla sua nascita e sono tutt’ora suggestionato dalle sue evoluzioni. Dolly e Kenny sono due dei miei cantanti country preferiti, mentre Taylor Swift sta iniziando a convincermi proprio ora.

Pensavi a qualche “icona” in particolare, lavorando alla collezione?
Anche per questa collezione, ho continuato il dialogo con le popstar e il lavoro sui loro look. Generalmente comunque penso sempre a ciò che i miei amici gradirebbero indossare. Da Kanye (ndr. West) a M.I.A., passando per Björk, Madonna e Gaga: tutte persone che “vesto”, che mi circondano e sono parte della mia vita, per cui mi viene semplicemente naturale far riferimento a loro mentre creo.

Il tuo pezzo preferito?
Li amo tutti! Personalmente sto indossando moltissimo i bondage track pants e la felpa TV color block. Ma vado molto fiero anche della minigonna TV color block: adoro quel capo.

Qualche suggerimento di styling per questi pezzi?

Sono capi da abbinare tanto al jeans preferito, quanto ad un paio di tacchi alti. Ma anche a dei pantaloni tuxedo forse? Ciò che veramente conta è indossare questi abiti sentendosi al meglio.

Quanto conta il ruolo delle celeb’ per promuovere una collezione di questo tipo?
Che dire? I personaggi famosi sono da sempre un veicolo fondamentale per promuovere nuove idee, nuovi look e tendenze. Sono come dei maxi-amplificatori proiettati verso il mondo.

Ma? Perché c’è sempre un “ma”…
Ma la vera novità è il ruolo svolto dalla gente comune, dai ragazzi di tutto il mondo che scelgono i capi che disegno per adidas e che, ispirandosi gli uni agli altri, li diffondono all’interno di un movimento che posso con fierezza definire “popolare”.

Nella moda, ma anche in senso più generale, a che punto siamo?
Abbiamo visto così tanto e accumulato così tanti riferimenti e così tante reazioni a questi riferimenti al punto da trovarci a vivere in una realtà costituita da molteplici stratificazioni di senso. Qui ci troviamo al giorno d’oggi. In un mondo che io chiamo post post post moderno e al quale aggiungeremo presto l’ennesimo “post”…

.link
www.adidas.com
www.jeremyscott.com

.dove
40 Gradi, Roma
Slam Jam, Milano, Roma, Ferrara
10 Corso, Como Milano
Luisa Via Roma, Firenze
Penelope Boys Loft, Brescia
Simeone, Crema
Follifollie, Mantova, Bologna
Tiziana Fausti, Bergamo
La Fabbrica, Terni
De Liberti, Napoli
Slash, Treviso
Penelope Boys, Napoli

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