Viaggiare eco-luxury: è questa l’opzione più hip in fatto di turismo. Cresce l’offerta di strutture ricettive attente alla sostenibilità ambientale e alla salvaguardia di ecosistemi e comunità locali. Tra campi e safari, borghi rurali e hotel ai confini del mondo, ecco le scelte di .wit per l’estate 2009…
[a cura di Giulia Carcani]
articolo tratto da .wit#12. Roman Sunset Issue
Sfere di paglia galleggianti su una laguna nel cuore del Senegal. È il futuro del Club Méditerranée e lo firma l’eco architetto francese Edouard François. Il resort, pronto entro la fine del 2010, sarà composto da bungalow sferici sorret ti da strut ture in legno (proveniente da foreste brasiliane gestite nel rispet to di standard ambientali rigorosi) e rivestiti da una pelle di rami d’albero realizzata da manodopera unicamente senegalese. Per gli interni: solo materiali poveri e riciclati, energie alternative, sistemi di climatizzazione naturale. Il tutto, spiega François, si inscrive in un unico disegno visionario: “forme scultoree nella natura con un’altissima qualità di finiture per of frire ai villeggianti esperienze sensoriali uniche”.
Il Club Med scommette sulla sostenibilità ambientale in versione deluxe, cioè sull’eco-lusso. Les Almadies, questo il nome, sarà l’ultimo nato di una legione di ecolodge a cinque stelle che negli ultimi anni ha visto crescere le sue fila in maniera significativa. Perché l’ecoturismochic è la nuova tendenza, un sogno divenuto realtà per quanti hanno a cuore la tutela dell’ambiente ma non rinunciano al glamour. Definito ufficialmente dalle Nazioni Unite nel 2004, l’eco-turismo risponde a due regole: preservare l’ambiente e assicurarsi che la comunità locale possa beneficiare della presenza della struttura ricettiva. Nella pratica, questi due precetti si concretizzano in una serie di carat teristiche che costituiscono la base comune a tutti gli eco-resort: investimento nelle migliori tecnologie per ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente, prodotti biodegradabili e raccolta differenziata, alimenti biologici e a km 0 nel rispetto rigoroso delle disponibilità stagionali, priorità alla forza lavoro locale nella selezione del personale, recupero delle risorse idriche e utilizzo di energie alternative.
Ampia e variegata è l’offerta che si apre a coloro che optano per una vacanza all’insegna dell’eco-turismo, tra tutte .wit ha selezionato le quattro strutture più hip…
Campi ya Kanzi, Kenya

Un Maasai sulla terrazza del Kampi ya Kanzi
Richiama le atmosfere e le magie raccontate da Karen Blixen questo eco-lodge nel cuore del Kenya, un campo simile ai primi safari di inizio ‘900. Campi ya Kanzi può accogliere un massimo di quattordici ospiti in otto tende al cui interno trova posto solo l’indispensabile: un letto costruito con legno delle piantagioni sostenibili della National Forest, un tavolo, due sedie, bauli coloniali, asciugamani e lenzuola in lino grezzo, fiori freschi di giornata. Mantello rosso e lancia in mano, i Maasai popolano il territorio circostante, perché il campo si trova all’interno degli oltre centomila ettari della loro riserva, ad un passo dalle nevi del Kilimanjaro. Folklore a parte, Luca Belpietro e Antonella Bonomi, creatori nel 1996 di Campi ya Kanzi, hanno deciso di coinvolgere attivamente la comunità locale nel progetto: il personale che lavora nel campo è costituito esclusivamente da Maasai. Non solo, i due italiani hanno ideato il Conservation Fee: una parte della quota di soggiorno di ogni ospite viene devoluta alla comunità Maasai per contribuire al pagamento degli insegnanti delle scuole, assegnare borse di studio ai ragazzi più meritevoli, sostenere le infermiere del dispensario, rimborsare la perdita di bestiame dovuta ad attacchi di animali selvaggi e finanziare il lavoro di sorveglianza del territorio per prevenire il bracconaggio e la deforestazione selvaggia.
www.maasai.com
Hotelito Lupaia, Italia

Una camera dell’Hotelito Lupaia
A discapito del nome, Hotelito Lupaia è 100% italiano: sorge nel Chianti, tra Montepulciano e Pienza, ed è gestito dalla famiglia Murzilli, già creatrice del marchio fashion El Charro e proprietaria dell’Hotelito Desconocido in Messico (primo resort ecologico di lusso, senza energia elettrica, ad entrare nella prestigiosa catena alberghiera Small Luxury Hotels). All’Hotelito Lupaia, la parola d’ordine è recupero. Delle mura: le sette camere che compongono la struttura sorgono all’interno di una casa rurale che, già nel secolo scorso, accoglieva la famiglia Murzilli. Dei materiali: bando a cave e fornaci, per la ristrutturazione della struttura sono stati utilizzati solo mattoni antichi di recupero e pietre estratte dai campi di pertinenza della Lupaia. Degli arredi: tutti i mobili provengono da mercati dell’antiquariato o depositi e sono stati restaurati in loco, grazie al lavoro di sapienti artigiani del borgo.
www.lupaia.com
Sal Salis Ningaloo Reef, Australia

Una delle tende del Sal Salis
Si respira l’odore dell’Oceano Indiano al Sal Salis Ningaloo Reef. Il campo dista solo cinquanta metri dalla riva e le cinque tende sono adagiate tra le dune di sabbia dell’arida costa occidentale australiana, nel Cape Range National Park. Il campo è studiato per esporre gli ospiti a suoni e visioni dell’ecosistema circostante: in acqua si nuota tra tartarughe e innocui squali balena; a terra pochi passi separano gli esseri umani da canguri ed emù; nel cielo si osserva il volo dell’aquila e dell’averla maggiore. E per non imporre la presenza dell’uomo sulla natura le tende sono montate su piattaforme che non poggiano sul suolo, le toilette sono dotate di un sistema di compostaggio all’avanguardia, l’energia elettrica è bandita così come televisori, minibar, telefoni.
www.salsalis.com.au
Remota Hotel, Cile

La struttura esterna del Remota Hotel
Ai confini del mondo, il Remota Hotel si trova a quattro ore di aereo dal caos di Santiago e a poca distanza dall’ultima manciata di case nel Sud del Cile. È la Patagonia cilena: là dove finisce l’uomo e inizia il silenzio dei ghiacci perenni. Hard enough to reach that you have to deserve it si legge sull’homepage del sito. L’architetto Germàn del Sol, nel progettare il Remota Hotel, ha lasciato alla natura le luci della ribalta: negli interni domina il legno di alberi mai abbattuti ma raccolti quando già sradicati dai forti venti; le numerose pareti di vetro consentono colpi d’occhio mozzafiato sul ghiacciaio Balmaceda e sulla baia di Ultima Esperanza; le tinte degli ambienti richiamano e riflet tono i colori di alba e tramonto e sono studiate per consentire il risparmio di luce ar tificiale. La tecnologia qui è off limits, perché il Remota Hotel favorisce una sosta di relax, una pausa di riflessione per cogliere quel senso intrigante di isolamento e solitudine che solo la Patagonia sussurra.
www.remota.cl
Il Chianti NON è tra Montepulciano è Pienza. Quella è la Val D’Orcia. Se la Lupaia, a Torrita di Siena, è in Chianti, allora Montalcino è in Piemonte.