New Swedish FashioNation

Dopo la settima edizione della Stockholm Fashion Week e l’inaugurazione a Londra di due mostre sulle nuove realtà della moda svedese, .wit traccia un pratico atlante per orientarsi in questo nordico scenario fashion, cercando di raccontarne le diverse nature. Le diverse identità…

New Swedish FashioNation


[a cura di Marco Pecorari]

articolo tratto da wit # 10. Red China’s Flag Issue

La moda svedese vive un cambiamento autentico. Un cambiamento d’identità. Un nuovo pensiero originale capace di allontanarsi dalla monotonia delle sfilate passate, creando una propria natura: rivoluzionaria, provocante e spettacolare. Lontana dall’attitudine puramente commerciale. Una lontananza illusoria in quanto non completamente realizzabile. Però ipotizzabile. Ecco l’ipotesi svedese.

La Stockholm Fashion Week è stata divisa in due settimane: una dedicata alle sfilate, una orientata al commerciale. Sono stati rinforzati i meccanismi di esportazione della moda svedese con attività sperimentali come Boutique Fräsh Show – prima agenzia svedese a organizzare una fiera streetwear. Oppure vi sono realtà istituzionalizzate come lo Stockholm Modecenter o lo Swedish Fashion Council che per la fashion week ha organizzato Rookies Coaching Players. Questo progetto, segnalato anche da Dazed&Confused, ha messo in relazione dodici nuovi marchi svedesi con gli studenti della Bergs Communication di Stoccolma. Ne è nata una collaborazione che ha dato vita a dodici poster rappresentanti ogni brand partecipante. I manifesti sono stati esposti per le strade di Stoccolma e sono stati votati all’interno del sito www.aftonbladet.se/sofismode.
Questi sono segnali di un ‘movimento’ che segue diverse direzioni di approfondimento. Nell’ultima fashion week sono stati organizzati dibattiti e tavole rotonde in collaborazione con il Centre for Fashion Studies, centro di studi della moda fondato due anni fa dall’Università di Stoccolma. Inoltre le fiere si sono trasformate in mostre, eventi pubblici aperti a tutti e non solo agli addetti ai lavori. Insomma, le ultime settimane della moda di Stoccolma sono diventate momenti di riflessione consapevole sulle creazioni, mettendo in risalto nuovi marchi e nuove volontà. La moda svedese, forse evidentemente appesa alla razionalità creativa di H&M, non aveva mai conquistato titoli o attenzioni.

Tutto nasce con il jeans negli anni Settanta. Gul e Blå, genitori dell’icona svedese Filippa K, creano un marchio che si fa conoscere nel mondo. L’esportazione del jeans rappresenta la testimonianza svedese nella moda internazionale che ha tutt’oggi un seguito nei brand Cheap Monday e Nudie. Da qui il sistema svedese si è frammentato in tanti piccoli brand che seguono la moda. Una moda degli Altri. Infatti l’originalità della moda svedese sembrava nascere dall’interpretazione di un ‘già pensato’, una mimesis feconda ma incapace di sognare autonomamente.

Ora però il Sogno della moda svedese è Vivo. Vitale come le trame di lana di Sandra Backlund. Le sue costruzioni si nutrono di filamenti che compongono architetture solide, capaci di avvolgere il corpo in creazioni magiche, ma reali. Pezzi unici che, a detta della creatrice, desiderano essere indossati senza lasciare spazio all’idea di opera d’arte. Sandra Backlund fa parte di un certo avanguardismo del Cambiamento svedese a cui possiamo ricondurre anche Patrick Soderstam (già protagonista di Scout sul numero nove di .wit) e Ann-Sofie Back, divenuta ormai un pilastro della moda svedese in grado di esportare il suo brand anche all’estero, sfilando alla London Fashion Week e collabrando con Topshop. Nonostante il primo dichiari di non voler più lavorare nel fashion, ha comunque contribuito fortemente alla creazione di un immaginario radicale della moda svedese. Invece la Back, considerata da molti la Margiela svedese, riconosce il proprio ruolo cucendo sulle sue creazioni un’idea sfrontata, ma non lontana dai codici del fashion. Gli abiti dell’ultima collezione ad esempio, spregiudicati ma indossabili, sono stati costruiti assemblando pezzi di lingerie.

Sandra Backlund

Al suo nome si può avvicinare quello di Diana Orving: autodidatta, fashion designer dall’età di quindici anni e vincitrice del premio Max Factor 2009, per cui ha presentato una collezione dall’eleganza contemporanea.
La donna raccontata è autoritaria e cosciente della sua sessualità, lasciandosi avvolgere dolcemente dalla delicatezza della seta dai colori scuri, ma, al tempo stesso, provocando con zeppe fetish-chic. Anche la Orving creerà, assieme ad altri tre stilisti svedesi, una collezione per Topshop. Due i nomi nuovi: Nhu Duong, vincitrice del Mercedes Awards, e Anna-Sara Dåvik, ospitata da +46, centro progressivo di promozione e riconoscimento della moda svedese. Nato tre anni fa con il lancio del magazine Odd at Large, +46 è una specie di Selfridges radicale che sponsorizza nuove realtà della moda svedese, tra cui anche Carin Wester, Julian Red e The Local Firm, brand meno sperimentali e facilmente riconducibili al minimalismo del main fashion svedese. Da queste idee sembrano partire anche le creazioni di una interessantissima Fifth Avenue Shoe Repair, che per l’autunno/inverno 09-10 ha evocato uno scenario burlesco nelle forme, ispirato a un circo garbato e rispettoso dei colori dell’eleganza: il nero, il bianco e il beige. Ne è risultata una gamma di abiti mossi da drappeggi disordinati che stimolano l’idea di una dimenticanza ricercata e perfettamente calcolata.
In questo piccolo mondo di brand non si può non parlare di Acne: collet tivo creativo che si esprime attraverso i linguaggi delle parole e dell’abito. Acne è sia un progetto editoriale, sia una casa di moda. L’ultima collezione è stata presentata al museo d’arte Millesgarden di Stoccolma e successivamente al Sir John Soane’s Museum di Londra.

Gli abiti maschili e femminili erano ‘esposti’ su modelli in carne e ossa che si confondevano con le statue in mostra. Bisogna dire che la spettacolarità era data più dall’idea dell’esposizione che dagli abiti: anche se le calze in plastica trasparente saranno un pezzo forte del prossimo inverno. La collezione Acne a/w 2009-2010 è creata per lo street

wear. Anzi per il fashion wear. Infatti come spiega molto bene Greger Hagelin, fondatore della marca Wesc:s “a Stoccolma si possono vedere due forme di street clothing: street wear e street fashion”. Ci sono diversi generi di moda, diversi target. In Svezia, in questo momento, si stanno delineando delle nuove distinzioni. Dichiarazioni di diversità identitaria. Non è un caso che lo scorso 6 febbraio al Fashion & Textile Museum di Londra sia stata inaugurata dalla principessa Victoria la mostra Swedish Fashion: Exploring a new Identity, curata da Maria Ben Saad, giornalista svedese e insegnante alla scuola d’arte e moda Beckmans di Stoccolma. La mostra presenta un nuovo strato della moda svedese: la nuova generazione. I fashion designer esposti sono Sofie-Ann Back, Sandra Backlund, Martin Bergstrom, Blank, Burfitt, Fifth Avenue Shoe Repair, Helena Horstedt, Rickard Lindqvist, Nakkna, Diane Orving, Rodebjer, Goran Sundberg e The Local Firm.

Ma Swedish Fashion: Exploring a new Identity non è l’unica mostra dedicata all’identità della moda svedese. Alla Mall Galleries di Londra è stata presentata The Swedish Avant- Garde: fashion, Freud and the forbidden identity, una mostra ideata da Sofia Hedman, giovane curatrice svedese appena laureata al Master in Fashion Curation del London College of Fashion. Due mostre sui medesimi designer. Due interpretazioni della stessa identità. La prima sembra una lista di riconoscimenti. La seconda si modella sulle stesse frequenze di cambiamento. Così viene descritta dalla Hedman: “Tutto riguarda le forme. La gente svedese ha paura di mostrare all’esterno i propri sentimenti. Io interpreto questa nuova onda come una Reazione a questa chiusura. Una Rivoluzione”.
Se la mostra esesposta al Fashion & Textile Museum raccoglie e consegna in forma abbastanza muta e convenzionale le creazioni dell’ultima generazione di fashion designer svedesi, The Swedish Avant- Garde: fashion, Freud and the forbidden identity cerca di spiegare la nascita di questa generazione attraverso una rilettura freudiana delle repressioni della società svedese. Ancora un esempio della ricettività della moda. Del suo essere catalizzatore di reazioni. Avant-Garde Fashion, Main Fashion, Street Fashion e Street Wear sono i contenitori che si stanno riempiendo. Creando una pluralità di identità. Svedesi.

www.sandrabacklund.com
www.annsofieback.com
www.dianaorving.com
www.annasaradavik.com
www.shoerepair.se
www.acne.se
www.wesc.com
www.martinbergstrom.com
www.blank.info

www.burfitt.com
www.helenahorstedt.com
www.rickardlindqvist.se
www.nakkna.com
www.rodebjer.com
www.goransundberg.com
www.thelocalfirm.com

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